Sfoglia l’ultimo numero

sfoglia l'ultimo numero online della rivista Mete d'Italia o del mondo cliccando qui

Sfoglia l'ultimo numero online!

Gli arretrati

sfoglia o richiedi gli arretrati di Mete Magazine

Sfoglia o richiedi gli arretrati

Archivi

Succede a Bologna: il Buddha, l’Oriente, i Musei, la Cultura

museomedievale_mostra_buddha_512x672_68d21a011987a583e183c55d52525f8ePer un’ulteriore riqualificazione della città

GIAN LUIGI ZUCCHINI   –   In un paio di salette del Museo Civico Medioevale di Bologna vengono di solito allestite piccole mostre di nicchia, cioè delle ‘chicche’ relative a questioni culturali inerenti alla storia, alla pittura, all’archeologia, ecc. Sono mostre di alta qualità, dal momento che centrano l’obiettivo su un momento particolare legato sempre alla città o ad eventi propri dell’ambito culturale bolognese-emiliano. Ed anche la piccola mostra in questione, che sembra estranea a cose locali, interessa invece la storia e lo spessore culturale della città, pur aprendosi ad altre aree antropologiche e culturali.

Al Museo Medioevale, dunque, sono esposti oggetti già appartenuti all’ormai inesistente Museo Indiano di Bologna: una raccolta ora suddivisa e conservata in tre diverse sedi (Museo Civico Medioevale di Bologna, Museo di Palazzo Poggi e Museo di Antropologia dell’Università di Padova), in cui sono presenti oggetti e fotografie collezionate  da Francesco Lorenzo Pullè (1850 – 1934), professore ordinario di Filologia Indoeuropea e Sanscrito presso l’Università di Bologna, riuniti un tempo sotto la denominazione di ‘Museo Indiano’, che conteneva reperti e testimonianze archeologiche di arte buddhista ed asiatica, parte di queste ora visibili nella mostra bolognese.

Dagli oggetti, si ricava la storia delle popolazioni che li produssero, la loro religione, alcuni usi e costumi, e dalle fotografie la tipologia dei templi e delle costruzioni, il tutto centrato sul tema a cui attiene la mostra, e cioè “I volti del Budda”. Agendo in modo diverso, l’esposizione avrebbe avuto una dispersione di oggetti di varia qualità e cultura, che invece, così contenuta, consente una visione centrata su un aspetto particolare della religione asiatica, appunto quella del Buddha: aspetto che sembra abbastanza semplice, ed è invece di estrema complessità, dal momento che la figura del Buddha è venerata sia in diverse parti dell’Oriente, dall’India (soprattutto del Nord), al Nepal, al Tibet, alla Cina, al Giappone, e in altre zone dell’area asiatica, là dove l’assolutismo islamico non è riuscito nei secoli a eliminarne del tutto la fede nelle popolazioni (si ricordi, a proposito, la distruzione delle due antichissime sculture delBuddha a Bamiyran, presso Mosul, attuate da fanatici jihadisti dell’Isis nel 2015, rispettate invece perfino dai primi musulmani che conquistarono l’Afghanistan nel XII secolo).

La mostra è corredata da un piccolo ma prezioso catalogo, con testi che introducono, oltre alla storia del Museo, all’etnografia, all’archeologia e alla storia dell’arte religiosa, il tutto corredato dalle immagini delle opere in mostra, relative a tali percorsi. In appendice, una memoria di Francesco Pullè, con riproduzione del ritratto dello studioso, ora esposto.

La mostra, oltre all’interesse per quanto espone, promuove inoltre un problema: quello cioè dell’esposizione permanente di tale patrimonio nella sua possibile organicità e completezza, unitamente ad altre collezioni, reperibili in città presso altri musei, privati, ecc. Un museo, sia pure ridotto, di carattere etnico-culturale-archeologico relativo all’Asia e al Medio Oriente, di cui la città è del tutto priva (tranne alcune testimonianze qua e là) e che, con l’importanza anche politico-economica che sta assumendo l’Oriente, potrebbe notevolmente interessare soprattutto l’ambito universitario, riallacciandosi così all’antica tradizione dell’Alma Mater degli Studi, caratteristica di Bologna; ed interessare inoltre anche il turismo, ora in notevole crescita nella città. Un ulteriore progetto di riqualificazione urbana e socio-culturale potrebbe realizzarsi poi con l’utilizzo degli attuali edifici della Facoltà di Lettere, che andrebbe liberata dalla didattica – come da tempo illustri urbanisti e docenti – da Andrea Emiliani, all’architetto Cervellati, a Renato Barilli, ecc. – sollecitano invano. Liberando tali edifici, si potrebbero trovare gli spazi per l’ipotetico museo citato, oltre ad altri possibili, che attendono da tempo una loro collocazione definitiva, come per esempio le opere d’arte prodotte a Bologna da fine Settecento ai primi dei Novecento, ora nei depositi, e un museo del Risorgimento e della Resistenza, di cui ben scarsa testimonianza sono gli oggetti esposti presso Casa Carducci. Inoltre, aspetto non secondario, si potrebbe avere finalmente una riqualificazione dignitosa e qualitativa di via Zamboni, eliminando quella disgrazia di piazza Verdi e dintorni – come anche di recente auspicava Renato Barilli in una lettera indirizzata al Corriere della Sera, oltre ad altri illustri cittadini, docenti universitari, orchestrali del teatro Comunale, ecc. – lamentando l’insopportabile degrado esistente da oltre quarant’anni, da cui la città non dovrebbe essere neppure lontanamente sfiorata.

 

I VOLTI DEL BUDDHA  dal perduto Museo Indiano di Bologna, Bologna, Museo Civico Medioevale (v. Manzoni, 4), fino al 28 aprile 2019.

La mostra è accompagnata da un programma di visite guidate, conferenze e laboratori per bambini.

Informazioni:  tel. 0512193916 /  2193930  –  museiarteantica@comune.bologna.it  –  www.museibologna.it/arteantica

Ingresso: intero € 5  –  ridotto € 3

Catalogo Bonomo editore, a cura di Luca Villa, curatore pure della mostra.

Print Friendly