Ancora un dono di Andrea Emiliani a Bologna per un’opera perduta di Guido Reni

unnamedGIAN LUIGI ZUCCHINI  –  Visitando la ben organizzata pinacoteca di Bologna, si arriva ad un certo punto nella grande sala dove sono conservati ben 16 grandi dipinti di Guido Reni. Da poco aggiunto alla preziosa raccolta, non può sfuggire una tela con una bellissima figura di donna, seduta su una roccia di fronte al mare di un azzurro intenso. Essa faceva parte di un grande dipinto che il Reni realizzò negli ultimi anni della sua vita, successivamente tagliato in diversi pezzi per via della nudità ‘impudica’ dell’Arianna, o piuttosto per il prezzo notevole dell’opera, che veniva pressoché moltiplicato dai vari frammenti che costituivano l’intero dipinto.

La sola figura di Arianna seduta di fronte al mare è quanto rimasto dell’originale, che si può vedere esposto in Pinacoteca, mentre gli altri pezzi sono andati perduti. La direttrice Elena Rossoni ne spiega in breve la storia, nella Prefazione all’elegante catalogo edito da NCF edizioni. Tra l’altro ci informa brevemente delle traversie del dipinto, “fatto a pezzi – scrive – nel 1650, e realizzato su commissione del cardinal nipote Francesco Barberini per conto di Urbano VIII e destinato alla cattolica regina d’Inghilterra Enrichetta Maria di Borbone. Un’importante opera della produzione tarda dell’artista (il Reni morì nel 1642), le cui sfortunate vicende, compensate dalla sua grande fortuna visiva, sono narrate all’interno del catalogo” .

A Bologna, sempre nella Pinacoteca, è poi stata allestita una mostra ‘dossier’, di sole poche opere, una delle quali copia esatta dell’originale reniano, che raffigura Arianna, dalla bellissima pelle bianca levigata dalla luce del mare, Bacco che le manifesta la sua ammirazione, la dea Venere tra i due, e intorno putti a amorini e satiri danzanti, in un festoso incontro d’amore mentre sul mare si intavedono appena le vele delle navi di Teseo che fugge abbandonando Arianna in pianto.

La mostra, che comprendeva anche altri due copie del dipinto, ed alcune incisioni dell’opera, si è purtroppo chiusa il 15 novembre, ma il catalogo è importante per analizzare il quadro e con esso il lavoro di Guido in quegli anni bolognesi ultimi della sua vita, il suo furore per il gioco, i conseguenti debiti, il forsennato lavoro per ripagarli con la vendita dei suoi lavori, che per la maestria con cui erano eseguiti, la grazia e la bellezza delle forme e la luminosità del colore erano ammiratissimi e contesi da sovrani, nobili, cardinali e importanti chiese. Di tali questioni dà conto Andrea Emiliani, in un saggio magistrale, che troviamo poi nel catalogo insieme a quelli di altri studiosi che completano il lavoro di ricerca e di studio compiuto sull’opera e che, con questa indagine, si può dire sia stata – almeno tramite i documenti e le immagini-copia – restituita alla conoscenza e all’interesse degli studiosi dell’opera reniana ed agli amanti del grande artista bolognese del ‘600.

Andrea Emiliani, ben noto per gli studi e le mostre da lui curate su artisti come Barocci, i Carracci, Guercino,  e – tra molti altri – Guido Reni, descrive con affascinante stile, il travaglio dell’opera e l’elaborazione della stessa da parte dell’artista che, a quanto appare dalla bellissima copia, usa un colore chiaro e luminosissimo, quasi di luce che s’intuisce azzurra tra mare e cielo, mentre soltanto il corpo di Arianna è tracciato con un colore perlaceo, molto vicino a quel candore algido e sublime delle opere ultime, come ad esempio “l’Allegoria della Fortuna” del 1639, di cui si fa cenno nel catalogo: figure che sembrano così bene interpretare la bellezza di un ideale estetico che fu definito lungamente come ‘divino’.