I bellissimi nudi di Giulia Lama

03-Giulia Lama (1681 – 1747) Nudo virile visto di schiena Gesso rosso e gesso bianco, mm , mm 570 x 430 inv. Cl. III, 6993-2PITTRICE VENEZIANA DEL SETTECENTO, IN MOSTRA A CA’ REZZONICO

A Venezia, nella prima metà  del Settecento, oltre a Rosalba Carriera, viveva un’altra pittrice di primo piano, purtroppo del tutto ignorata fuori dalla sua patria: Giulia Lama (1681-1747).

Il Museo del Settecento Veneziano di Ca’ Rezzonico celebra questa figura con la presentazione di 12 splendidi studi di nudo realizzati dall’artista, parte di una più ampia raccolta di sue opere grafiche, appartenenti al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe del Museo Correr. Figlia d’arte (suo padre, Agostino, era pittore lui stesso oltre che mercante d’arte e perito) – a dispetto delle sue colleghe impegnate nella produzione di generi femminili, come il ritratto o la miniatura – Giulia Lama si cimentò nella pittura di storia, con grandi composizioni affollate, ricevendo diverse commissioni ecclesiastiche (in particolare le pale d’altare per le Chiese di Santa Maria Formosa e di San Vidal), suscitando evidentemente invidie e maldicenze tra i colleghi maschi, tanto da far scrivere all’abate Antonio Conti: “la povera donna è perseguitata dai pittori ma la sua virtù trionfa sui suoi nemici”. 

La sua estetica, lontana da visioni prettamente decorative o intrise di calda sensualità, si qualifica nelle raffigurazioni dal forte risalto plastico ed espressivo, violente nella loro gestualità  e nell’uso del colore, in sintonia con quanto diffuso in quegli anni a Venezia da Giambattista Piazzetta. Questi peraltro è uno dei pochi colleghi che le dimostrarono sincero apprezzamento, e ci ha lasciato uno straordinario ritratto della pittrice, che compie la sua esistenza interamente nella parrocchia di Santa Maria Formosa, senza mai lasciare Venezia, e che pare essere stata non bella d’aspetto, ma dal temperamento forte seppure malinconico.

Giulia spiccò come artista poliedrica e donna raffinata e istruita, avendo ricevuto un’educazione scientifico umanistica di tutto rispetto. La giovane Lama studiò infatti matematica con il padre domenicano Tommaso Pio Maffei, colui che aveva insegnato le matematiche e la politica ai soggetti più illustri del nostro Paese, e frequentò il circolo scientifico umanistico che a Venezia si era raccolto a casa Doro, medico di gran fama, ove si alternavano esperimenti e dissertazioni scientifiche a discussioni letterarie.

Da qui forse la passione anche per la poesia, tanto che nel 1726 Luisa Bargelli, futura moglie di Gaspare Gozzi, inserì alcuni sonetti e canzoni della pittrice tra i componimenti poetici delle più illustri rimatrici d’ogni secolo. Dunque pittrice e poetessa a pieno titolo, entrambe espressioni di un suo sentire esistenziale infelice, per le delusioni amorose e i tormenti dell’anima – ma anche merlettaia, attività  che le garantì in effetti il sostentamento. Ma la forza anticonvenzionale e anticonformista dell’arte e della personalità  di Giulia Lama emerge soprattutto nei suo disegni, in particolare nei nudi: forse fra le sue opere più belle.

Il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe del Museo Correr possiede una splendida selezione delle sue opere grafiche, tutti studi di nudo tratti dal vero: una prassi non certo convenzionale per una donna dell’epoca. Alcuni di questi fogli, restaurati per l’occasione, eseguiti a gesso nero o rosso e lumeggiature di gesso bianco, carichi di forza espressiva, vengono ora esposti per la prima volta in una piccola ma preziosa mostra allestita nella Sala degli Arazzi di Ca’ Rezzonico, a cura di Alberto Craievich.

Giulia Lama, pittrice e poetessa (1681 – 1747), Venezia, Ca’ Rezzonico-Museo del Settecento Veneziano, fino al 30 settembre.

Ingresso gratuito alla mostra, con biglietto d’ingresso al museo.