Un artista (N. Di Simone), un albergo (Art’è), un corso di ceramica a Castelli

20140510121140443_0001Bruno R. Stella – Nino Di Simone (1947) è un artista (scultore e pittore, ceramista) che vive e lavora a Castelli, paese famoso dal Rinascimento per la tradizione ceramica di grande qualità (v. articolo su Mete di dicembre 2013, pag. 60-64). Egli è uno scultore che utilizza la plasticità dell’argilla e la luminosità della ceramica per elaborare messaggi di stile post-moderno, informale e neo-barocco. Dal 1966 ha partecipato (ottenendo numerosi premi) ad una trentina di mostre in Italia e ha esposto più volte a New York, a Mosca nel 1975 e a Budapest nel 1999, creando fontane ornamentali per 9 città italiane ed illustrando una decina di chiese (l’ultima quest’anno) in Italia e all’estero (New York), più qualche monumento ai caduti delle guerre. L’Alitalia nel 2001 lo ha chiamato ad adornare la sala del Club Freccia Alata dell’aeroporto Milano Malpensa. L’Istituto Italiano di Cultura lo ha chiamato con altri a rappresen-tare l’Italia a Mosca e a New York (2003). Nel 2006 la Regione Abruzzo lo ha incaricato di realizzare due grandi altorilievi per la nuova sede del Consiglio Regionale a L’Aquila.

La Fordham University di New York (al Lincoln Center) nel 1999 (marzo-novembre) ha esposto 15 opere di Nino a forma di colonne moderne nel Giardino delle Sculture intitolato a Robert Moses. La direttrice e curatrice dr. Vivienne Thaul Wechter scrisse: “Quali sono i sogni di Di Simone? Barocchi? Dada? Surreali? Cubisti? Combinando l’astratto e l’organico, tecnologicamente asserti-vo, ciò è vigoroso, formidabile, ma totalmente voluttuoso, anche romantico quando intimamente vicino.” Alcune di quelle sculture rappresentano secondo me la materia fluida che diventa corpo umano che ridiventa materia fluida; altre torri rappresentano l’ordine geometrico statico che evolve nelle pieghe fluidodinamiche che poi si ricompongono nell’originale geometria solida. Anche le strutture verticali esposte nel 2003 pure a New York, al Centro per le Arti di Norfolk Street 172 (mostra patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura) mostrano un’evoluzione dall’ordine alla creatività libera. In entrambi i casi l’impatto estetico è potente, pur in una qualche sobrietà cromatica, arricchita dal dorato.

Nella mostra del marzo-aprile 2002 lo studio materico e coloristico, poco dopo la grande tragedia dell’11 settembre 2001 alle torri gemelle, il suo segno si era fatto più pittorico ma informale e drammatico. Dice il critico Nerio Rosa: “Quando, nel 1999, Di Simone espose al Lincoln Center di New York le sue “torri” in disfacimento, tutto sembrava sottolineare, nella fine del secondo millennio, l’aspetto di una visione conclusiva incombente. Oggi, dopo il crollo delle torri di Manhattam, queste sculture di Di Simone sembrano possedere un presagio premonitore ed una pregnanza insolita e drammatica, attutita solo dalla solennità di una visione evocante.”

Le fontane (come quella di Castelli) sembrano ribellarsi alla banalità della funzione con la ricchezza delle pieghe barocche, che sono come lava vulcanica emergente dal profondo, insieme all’acqua.

Le sculture su ordinazione per le chiese, dovendo essere più immediatamente leggibili e popolari, sono figurative, tuttavia abbastanza sintetiche ed espressionistiche. Monsignor Hilary Franco dice, nella sua chiesa di Ossining sull’Hudson (USA), dove 15 tavole della Via Crucis scolpite da Di Simone possono essere ammirate: “Qui Gesù Cristo non è solo un muscolo scolpito su legno o qualcuno dagli occhi dolci e il Sacro Cuore nelle sue mani, ma è rappresentato come un uomo che sta affrontando una fine orribile, un uomo condannato a morte in un modo “underserved” (senza pietà) che accettò il suo destino e perdonò i suoi assassini.”

A mio giudizio Nino Di Simone è un artista creativo e originale notevole. Più moderno di Gaudì, meno semplice di Burri e di Jean Arp (ai quali è stato associato a volte da Nerio Rosa e Gino Di Paolo), utilizza pienamente la potenzialità della ceramica nella plasticità delle forme e nella brillanza dei colori, ben inserendosi, pur nel suo tempo e con sua originalità, nella tradizione creativa di Castelli e anche dei suoi moderni maestri dell’Istituto d’Arte (Saturni, Trucchia, Bentini, Di Giosaffatte).-

Sopra il suo laboratorio, in via Concezio Rosa 6 (l’accesso con auto al parcheggio è possibile da una strada posteriore.), sulla scalinata che porta poco dopo al Museo della Ceramica (sede provvisoria), l’artista e il figlio Giantommaso hanno installato un particolare albergo chiamato Art’è, sotto l’impressionante parete verticale del Monte Camicia, che fa parte della catena del Gran Sasso. Davanti è questo borgo antico, Castelli, dichiarato uno dei 100 borghi più belli d’Italia.

L’albergo, moderno e spazioso, ha 12 camere ed è stato decorato da Nino Di Simone con rosoni di ceramica infuocati all’ingresso e fuori dalle stanze (l’interno di esse è ancora in corso di decorazione), tutto in uno stile coerente ed omogeneo, con pezzi unici creati direttamente dal maestro. Per gli ospiti un ambiente di qualità, immersi in un connubio di arte, natura e storia. L’albergo ha avuto una classifica molto alta dalla catena Booking (4 stelle e mezza), ma il prezzo è abbordabile (40 euro a persona per notte, colazione compresa; www.hotel-arte.it).-

Il laboratorio di ceramica e l’albergo congiunti offrono l’opportunità di un corso di ceramica di una settimana (30 ore) da parte del maestro, al prezzo di 800 euro per lezioni, pensione completa, materiali, spese ed elaborati che rimangono di proprietà.

Il tutto è un “unicum” che rende possibile anche la visita al Liceo Artistico per il Design “F.A. Grue”, alla Raccolta Internazionale d’Arte Ceramica Contemporanea, alla Di Giosaffatte Art (atelier del prof. Vincenzo Di Giosaffatte, scomparso otto anni fa), al soffitto seicentesco in ceramica della chiesetta di San Donato (“La Cappella Sistina della ceramica”, la chiamò Carlo Levi), alle moltissime botteghe ceramiche del paese ed offre anche passeggiate in montagna e nei boschi.-