Un Secolo d’Arte nella seducente pittura di Gualtiero Passani

Vittorio_Sgarbi_e_Lorenzo_Pacini_durante_una_conferenza_con_un_opera_di_Gualtiero_PassaniGIAN LUIGI ZUCCHINI  –  A Lucca (località Guamo), nell’ampia ed ariosa sede espositiva del critico d’arte Lorenzo Pacini, scopro un artista che da lunghi anni lavora in Toscana, in quella terra che fu ricca di artisti, e in particolare, oltre Firenze, la Lucchesia e la Versilia. Ed anche oggi emergono qua e là personalità di forte profilo artistico, che hanno vissuto molte e molte decine di anni e che riassumono nel loro lavoro  esperienze, ricerche e  intuizioni che continuano ad offrire spessore e sapore pure ai tempi recenti.

E’ questo il caso di Gualtiero Passani, l’artista appunto di cui sto scrivendo alcune impressioni, che l’amico Pacini mi presenta con affettuosa premura e del quale ha scritto più volte, pubblicando inoltre un catalogo di grande eleganza e raffinatezza (GIALTIERO PASSANI- L’arte nella sua vibrante passione, edizioni d’Arte Pacini, Lucca, pp. 220, € 38) nel quale sono riprodotte molte delle tantissime opere realizzate dal Passani nella sua vita. Si sfogliano così pagine di ricordi, di aneddoti, di relazioni artistiche, di un’intera vita, insomma, passata tra pennelli e colori, tra Carrara, dove l’artista nacque nel 1926, Lucca, Firenze e il mondo, per un’incursione totale nel mondo dell’arte fino ad esiti di significativa positività.

Realizza ad appena 24 anni gli affreschi per la Sacrestia delle Grazie a Carrara, partecipa in seguito alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma, sempre accompagnato da grandi apprezzamenti, premi e riconoscimenti vari. Le vendite, aumentando via via, gli tolgono il tempo per riflettere, pensare, immergersi nel lavoro creativo. Si ritira perciò in luogo isolato insieme alla moglie e alla figlia, continuando nel contempo la sua produzione, e mantenendo contatti con artisti già largamente conosciuti, come Ardengo Soffici, Ottone Rosai, Pablo Picasso e molti altri.

Queste conoscenze, e soprattutto la visione delle loro opere, ha notevole effetto su Passani, che ne coglie citazioni ma soprattutto suggestioni, o – per meglio dire – emozioni. Le idee passano come respiri, come aria che non si vede ma si avverte al contatto, in vibrazioni interiori. Il colore, con cui da sempre Passani riempie le sue tele, emerge nell’erompente entusiasmo dell’invenzione; paesaggi intinti nella luce e nel più acceso cromatismo, oppure espressi come evocazioni di solitudini lunari, in tinte chiare: e le forme diffuse, o sfuse, o spezzate a frammenti, o rielaborate con ironia ludica, quasi alla Depero. Si scorre così il secolo, si entra nei sereni figurativi del ‘rappelle all’ordre’ degli anni ’30, poi in lontani echi di un post-impressionismo vago e molto ardito, non di rado rovesciato con gioiosità cromatica in un’espressionismo talvolta esaltante, tipo Matisse con la sua ‘Joie de vivre’, o più drammatico, nel bianco e nero di un tormentatissimo Viviani, o nei nervosi e  rapidi segni di colore, come Monet o De Pisis, nell’animato disordine delle strade lucide di pioggia. E si evocano pure misteriose visioni metafisiche, addirittura in alcuni paesaggi: come in un “Paesaggio innevato” del 1970, che ricorda il primo paesaggio con neve dipinto dal giovane Giorgio Morandi nel 1911, pochissimo conosciuto.  Ma qui, in Passani, che luce chiara, che aria dorata, e che misteriose evocazioni tra l’ombra di case appena accennate e un chiarore tiepido che inonda tutta la tela! Così, tra i paesaggi, vediamo precisarsi un realismo tracciato da pochi segni di colore, e le ombre lucide d’acqua nel dipinto ‘Pioggia nella piazza’; e nel 1973 un paesaggio appena schizzato, immerso in un rosso quasi aggressivo tra un tumulto di nubi bianche e nere nel cielo. Fino al 2007, al 2008, 2010, 2011…con un’ironia alla Palazzeschi, pungolante, irrisoria e aggressiva tra sorrisi, impudicizie e citazioni cubiste, come già anche in anni precedenti, tra collages d’antan anni ’20 e affascinanti puzzle di colori felici, e soprattutto giovani.

In tutta questa lunga storia di pittura, l’artista si è sempre rinnovato pur nei lunghi e profondi tramandi su cui spesso richiamava l’attenzione Francesco Arcangeli, attento ad un nuovo che non s’inventa dal nulla ma ricostruisce, trasformandole e rinnovandole, le antiche suggestioni umane, maturate nei millenni arcaici fino ad oggi e oltre; ma soltanto se questa intuizione creativa – come la definiva Maritain – resta presente nell’uomo e resiste alla scomposta devastazione della nullità e del nichilismo, come purtroppo per certi aspetti sembra accadere oggi.