Ponza, mare e non solo

img_20160910_180639 TRA EPOPEE LEGGENDARIE E LA GRANDE STORIA D’ITALIA

di Martina VACCA  – Le abitazioni a macchie di acquerello che iniziano a intravedersi dal traghetto dopo aver lasciato da circa un’ora e mezzo la costa del Litorale Pontino, non lasciano dubbi: si tratta del tipico agglomerato cromatico dell’edilizia mediterranea, quella che colora i mari del Sud e narra storie, fantasie popolari e itinerari da scovare come quelli che stiamo per raccontarvi dall’Isola di Ponza.

“Ponza” deriva  dal greco antico Pontia (Πόντια) e significa proprio “mare”.

L’isola è la maggiore dell’arcipelago Pontino, ha origine vulcanica ed appartiene al gruppo nord-occidentale insieme alle isolette di Palmarola, Zannone, Gavi, opposto a quello sud-orientale formato da Ventotene e dall’Isolotto di Santo Stefano.

Il nostro periplo ha inizio dal porticciolo e si sofferma soprattutto sulla parte centro-sud dell’isola. Dal porto, antico complesso costruito durante la colonizzazione borbonica, parte la nostra escursione a bordo di un’imbarcazione affidata al timone sicuro di veri “lupi di mare” e profondi conoscitori dell’isola: i pescatori ponzesi.

Navighiamo verso sud alla volta delle Grotte di Pilato, un murenaio costruito dai Romani circa 2000 anni fa, testimonianza di un’antica civiltà, dove è possibile esplorare i tunnel da vari punti di apertura, scavati a mano. Costeggiando i Faraglioni della Madonna, posti come a protezione delle insenature orientali di Ponza, si apre un nuovo scenario dove a farla da padrone sono le falesie di tufo bianco che, dominando il  blu cobalto del mare, lasciano intravedere sulle proprie alture il piccolo carcere isolano, nel quale Mussolini fu tenuto prigioniero per diciassette giorni nel 1943.

Altre misteriose chiesette e costruzioni abbagliate dal sole sembrano osservarci dall’alto delle scogliere, mentre giungiamo al limite sud dell’isola con la più imponente delle costruzioni avvistate finora: il Faro della Guardia.

Risalendo l’altro versante della costa, quello centro-nord, i nostri pescatori gettano l’ancora a largo di Chiaia di Luna e dinanzi al profilo a falce della baia e ad una falesia alta più di 100 metri a picco sul mare, sfumata da un tenue giallo pastello, il silenzio assordante della baia viene interrotto dal piacevole rumore dei timidi tuffi degli ospiti della barca dei pescatori ponzesi.

Dopo un bagno rigenerante, il profumo delle pennette al sugo condite con olive isolane cucinate a bordo, richiama tutti all’ordine. Da quest’oasi di pace ci dirigiamo verso il porto e salutiamo i pescatori e le leggende con cui ci hanno intrattenuto durante uno dei tanti tour/tipo  offerti dall’isola.

Il nostro giro prosegue all’indomani, questa volta sulla terra ferma, in scooter verso la costa nord-orientale e in direzione delle Piscine Naturali, conche realizzate con arte e fantasia dal mare stesso e raggiungibili via terra dalla strada d’accesso principale.

Non solo mare… Passeggiando tra i vicoli dell’isola, distratti dal profumo degli spaghetti alla Cala Feola con la bottarga e dalle botteghine di souvenir e prodotti tipici, ci ritroviamo in una scalinata stretta tra le abitazioni che conduce ad un tunnel sempre più profondo. Ci lasciamo per un po’ alle spalle i colori vivi e scanditi dell’isola per addentrarci nella Cisterna Romana della Dragonara.

Oggi la Cisterna è fruibile dal pubblico, ma per molti secoli è rimasta un luogo abbandonato e segreto. Entrare nella Cisterna della Dragonara è come immergersi in una maestosa cattedrale sotterranea dove duemila anni di storia sono là, all’interno di un impianto strutturale rimasto completamente intatto. La cisterna della Dragonara, avente capacità di circa 2000 metri cubi, fu scavata nel tufo dell’isola e presenta più corridoi posti su due file parallele  incrociate con navate perpendicolari in modo tale da realizzare il massimo volume di raccolta dell’acqua.

L’utilizzo delle cisterne per la raccolta dell’acqua è un sistema diffuso in tutto il mediterraneo e a  maggior ragione nelle isole vulcaniche, come quelle Pontine,  dove hanno costituito il più funzionale sistema per la conservazione delle risorse idriche, soprattutto in periodi di siccità dovuti agli assedi.

Curiosità storiche… Ponza è un crocevia di popoli e culture fin dal Neolitico. Omero, nell’Odissea, racconta che Ponza fu la dimora della maga Circe.

Tra i primi popoli sbarcati a Ponza si ricordano i Romani, i Sanniti, gli Etruschi e gli Aurunci.

Facendo qualche salto nei secoli successivi, l’isola fu luogo di prigionia per chi aveva commesso reati contro lo Stato e per i cristiani perseguitati, destinazione che rimase tale anche con l’avvento fascista.

Insieme a Ventotene, infatti, Ponza fu l’isola in cui uomini insigni avversi al regime vennero confinati.

Vari fili conduttori legano Ponza a numerosi personaggi e ad altre affascinanti città del Tirreno: tra questi citiamo Carlo Pisacane, una personalità sottovalutata nella storia dell’ unificazione d’Italia e Sapri, nella costa cilentana, in provincia di Salerno.

Pisacane, Sapri e l’isola di Ponza sono infatti immortalati nella celebre poesia di Luigi Mercantini “La Spigolatrice di Sapri”:

Carlo Pisacane partì infatti proprio da Ponza per liberare Sapri durante una missione che rientra tra i primi tentativi di liberazione del Sud dal governo borbonico.

Proprio Sapri sarà la protagonista, fra l’altro, di una delle nostre prossime rubriche “Italia e Mediterraneo”.