Al-Ula, la nuova frontiera luxury travel è in Arabia Saudita

Nella provincia di Al-Ula, nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, si esorcizza qualsiasi timore su eventuali crisi di flussi e si punta senza esitazioni sul turismo internazionale di fascia alta, con una particolare attenzione al mercato italiano. Già per l’autunno di quest’anno.
Nel cuore di questa zona desertica, scrigno di 130 siti archeologici tra i quali Hegra, la città Nabatea riconosciuta primo sito UNESCO dell’Arabia Saudita, il governo, tramite la Royal Commission for Al-Ula, ha dato il via a un imponente piano di sviluppo turistico (20 miliardi di dollari da qui al 2035) basato su cultura, esperienze outdoor uniche, resort e lodge di lusso integrati con attenzione nel paesaggio naturale.
I lavori proseguono senza sosta e già per il prossimo ottobre sarà aperta al turismo una prima parte delle mille camere, suddivise fra cinque resort, da completare entro il 2022. «Al-Ula apre le porte al turismo internazionale – commenta Melanie de Souza, Executive Director Destination Marketing della Royal Commission for Al-Ula – e non vediamo l’ora di accogliere i viaggiatori italiani più esigenti che sapranno apprezzare l’immenso patrimonio storico-archeologico di questa destinazione unica». Gli obiettivi rimarcati da de Souza sono ambiziosi: 250mila arrivi entro il 2023 per arrivare a 2 milioni nel 2035. Per l’Italia e la Svizzera italiana la promozione della destinazione è stata affidata a Martinengo & Partners Communication.

Il sito di Madain Saleh

Carta d’identità di un territorio affascinante
Situato a 1.100 km da Riyadh, nell’Arabia Saudita nord-occidentale, Al-Ula è un luogo dallo straordinario patrimonio naturale e umano. La vasta area, che copre 22.561 chilometri quadrati, comprende lussureggianti oasi, imponenti montagne di arenaria e antichi siti archeologici risalenti ai regni di Dadan, Lihyan (tra le città più sviluppate del I millennio a.C. nella penisola arabica) e dei Nabatei. Il più noto e riconosciuto è Hegra, primo sito Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dell’Arabia Saudita: estesa su 52 ettari, Hegra era la principale città meridionale del Regno dei Nabatei ed è composta da oltre 100 tombe ben conservate con facciate elaborate ritagliate dagli affioramenti di arenaria che circondano l’insediamento urbano fortificato.
Le ricerche attuali suggeriscono che Hegra sia stata l’avamposto più meridionale dell’Impero Romano dopo la conquista dei Nabatei nel 106 d.C.

La Maraya Concert Hall

Specchio da Guinness nel deserto
Tra le principali attrazioni della provincia di Al-Ula spicca certamente la Maraya Concert Hall, l’edificio a specchi più grande del mondo. Una caratteristica unica che lo ha fatto entrare nel Guinness World Records: il cubo è alto 26 metri e il rivestimento esterno di specchi ricopre una superficie pari a 9.740 metri quadri, staccando il record precedente di ben 3.240 metri quadri.
“Maraya” in arabo significa specchio e l’edificio ha ricevuto l’appellativo di “meraviglia riflessa” grazie agli enormi specchi applicati a tutta la struttura e posizionati in modo tale da mettere in risalto l’incantevole paesaggio naturale circostante, compreso il sito di Hegra. Edificio silenzioso e rispettoso, è esempio di relazione e armonia tra arte, architettura e paesaggio. La creazione della Maraya Concert Hall si è sviluppata all’interno del percorso storico-culturale di Al-Ula e, «come risulta evidente nell’architettura dei Nabatei, la Concert Hall è stata concepita tenendo a mente la natura delle rocce locali segmentate e “scolpendo” dal pieno» ha spiegato il designer Florian Boje dello studio italiano Giò Forma, partner nel progetto. «L’edificio unico – ha proseguito Boje – porta a riflettere sull’inconfondibile ambiente geologico, sulla radicale astrazione del paesaggio circostante e sulle insolite incursioni dell’uomo nel paesaggio naturale; i riflessi danno un senso di equilibrio avvolgente, di una profonda connessione del patrimonio umano con la natura e del suo intreccio armonico che ci ricorda. La responsabilità di proteggere la cultura umana si combina con l’eccezionale contesto naturalistico di Al-Ula».

Foto credit: Martinengo & Partners