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“Assalto” pacifico alle torri costiere di Maratea con guida a bordo

Torre Santavenere  - vista dall'antica darsena di Maratea copiadi Martina Vacca – Se a bordo di un’imbarcazione, navigando a largo della costa di Maratea,  accompagnati dal concerto polisensoriale del frinire delle cicale e del profumo di ginestre, volgiamo il nostro sguardo verso l’alto, storia e leggenda si insinueranno misteriosamente nel panorama naturalistico esteso davanti ai nostri occhi.

L’unica striscia tirrenica della Basilicata, interamente abbracciata dalla costa di Maratea, al confine tra la costa nord-occidentale della Calabria e quella sud della Campania, è segnata da una serie di torri che si incastrano nella frastagliata costa di Maratea.

Le torri aprono lo scenario storico-culturale legato al sistema difensivo costiero del Regno di Napoli, voluto dal Vicerè Pietro Da Toledo alla fine del 1500, al fine di fronteggiare e contrastare le incursioni saracene del tempo. La costruzione di torri di avvistamento risale dunque al Medioevo, ma prosegue e si evolve nello stile architettonico anche nell’epoca rinascimentale fino ad arrivare all’era moderna. La loro ubicazione lungo i litorali non fu del tutto casuale: le torri dovevano essere infatti comunicanti fra loro e poste lungo le coste, in modo tale da poter consentire un controllo anche sull’entroterra. Furono costruite in tutta Italia, ma la maggioranza di esse copriva il Regno di Napoli, area più esposta del bacino Mediterraneo alla pirateria.

Partendo dalla costa nord di Maratea, sul Canale di Mezzanotte, si erge la Torre – oggi rudere – del Crivo, avente principalmente funzioni di avvistamento. Posta a difesa di un piccolo centro abitato invece, la Torre di Acquafredda era stata strategicamente ubicata a ridosso del territorio antropizzato, della piccola comunità di Acquafredda.

Proseguendo il nostro itinerario costiero, qualche caletta più a Sud, i ruderi della Torre Apprezzami l’Asino, a circa metà del percorso, emergono timidamente dalla vegetazione.

Il curioso toponimo “Apprezzami l’Asino” risiederebbe in una leggenda locale legata alla storia dell’unico sentiero che collegava Sapri, prima cittadina costiera della Campania a nord di Maratea, con la cittadella lucana. Sulla via, di importanza topica per  il commercio e i traffici dell’epoca, si narra che,  incrociatisi due asini provenienti dai sensi opposti nei punti più stretti del sentiero, impossibilitati quindi ad attraversare contemporaneamente, l’asino stimato “di minor valore” venisse precipitato in mare.

Issate le vele, continuando il nostro viaggio verso Sud tra un bagno in insenature paradisiache, come quella della spiaggia di Rena d’a Carruba, dominata dalla Grotta della Provvidenza – che regala uno sgorgare di acqua dolce – sorseggiando un mojito condito con foglie di menta selvatica locale, qualche miglio più a Sud scorgerete l’”Imperatrice” ovvero la Torre Santavenere – oggi di proprietà privata – la più maestosa e dominante delle torri della costa, che ebbe, al tempo delle invasioni, funzioni di presidio e difesa ravvicinata soprattutto per la Valle retrostante.

Nella nostra navigazione verso Sud, dirigendoci nell’Area del Porto Turistico di Maratea, la Torre di Filocaio- anch’essa oggi privata – ci suggerirà storie di difese massicce, essendo posizionata sul porto, snodo cruciale degli scambi commerciali, degli attracchi e della vita marinara dell’epoca.

Come un generale attento, consapevole che il nemico è sempre alle spalle, ma con lo sguardo proteso all’orizzonte, la Torre Caina, oggi rudere sul promontorio che domina la Secca di Castrocucco, segna la chiusura della fascia difensiva di questo piccolo angolo di Lucania.

Tra leggende marinare e assalti saraceni, restituiamo al mare la chiave del suo forziere senza fondo di miti e storie, che da sempre nutrono la cultura dei popoli.

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