Arte e Poesia a Milano, nelle sculture di A. Cavaliere

Alik Cavaliere_Albero per Adriana_1970_bronzo_cm 195x87x67UN MAESTRO DEL NOVECENTO ITALIANO

(a cura di Gian Luigi Zucchini)   –   Ecco una bellissima opera, intitolata Albero per Adriana, (1970), esposta nella mostra allestita a Milano  nel ventennale della scomparsa di Alik Cavaliere (Roma 1926 – Milano 1998), artista fra i maggiori della scultura italiana del secondo Novecento: mostra nella quale si ricostruisce il percorso dell’artista, con particolare attenzione al tema della natura.

Le opere mettono in luce le diverse fasi e tematiche dell’artista, dalle monumentali Metamorfosi dei tardi anni Cinquanta all’innovativo personaggio Gustavo B. dei primi anni Sessanta.

Emergono pure capolavori di straordinaria suggestione come Quae moveant animum res. Omaggio a Magritte, 1963 e il famoso Monumento alla mela, sempre del 1963; in particolare in questi due lavori l’artista riprende da Magritte il tema della mela al quale associa il pensiero di Lucrezio secondo cui la mente umana genera immagini anche irreali e la natura è vista come un ciclo infinito di nascita e morte. 

La mostra si sofferma inoltre su un tema ricorrente nella poetica dell’artista, la gabbia, quale simbolo dei limiti e delle costrizioni che incombono sull’uomo; una condizione ben rappresentata in E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce, 1967 approfondita nei numerosi lavori successivi dal titolo W la libertà in cui gli elementi naturali, imprigionati all’interno di rigide forme geometriche, tentano invano di evadere.

Di grande rilievo sono le sculture monumentali come lo spettacolare Albero per Adriana, 1970 e Mezzo albero, 1971 e il percorso si conclude, negli anni Novanta, con l’irripetibile installazione della Grande Dafne (cm 450x410x400), 1991. L’opera, riprendendo il mito di Apollo e Dafne narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, ritrae la figura femminile avvolta da un intrico di rami e allude al legame simbiotico tra l’uomo e il mondo naturale.

L’esposizione nella Sala delle Cariatidi rivela che l’artista ha anticipato di decenni problematiche e sensibilità che oggi sentiamo come nevralgiche. Commenta a tale proposito la curatrice Elena Pontiggia: “Nessun artista, nella scultura del Novecento, ha scolpito il mondo della vegetazione e, per essere più precisi, l’universo verde delle foglie, dei frutti, dei cespugli, degli arbusti, degli alberi, come Alik Cavaliere”.

Quello di Cavaliere, peraltro, è un lavoro in cui le tante fonti di ispirazione artistica – da De Chirico a Magritte, da Giacometti a Duchamp, dall’informale alla Pop Art all’arte concettuale – si caricano di tante suggestioni poetiche e filosofiche con riferimenti a Lucrezio, Campanella, Petrarca, Leopardi, Giordano Bruno, Spinoza, Shakespeare, Rousseau, Ariosto, dando vita a opere ricche di significato, ma mai letterarie o meramente contenutistiche. Nella sua arte le domande esistenziali si mescolano al gioco dada, la precisione della forma di ascendenza surrealista si alterna alla libertà della materia di derivazione informale, il senso artigianale della scultura convive con l’operazione concettuale, generando opere tra le più singolari e le meno inquadrabili del nostro panorama espressivo.

Alik Cavaliere. L’universo verde, Milano, Palazzo Reale, dal 27 giugno al 9 settembre 2018

Ingresso libero

Orari Lunedì 14:30 – 19:30. Martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9:30 – 19:30. Giovedì e sabato: 9:30 – 22:30.

Info:  centro.alikcavaliere@gmail.com – www.alikcavaliere.it

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